Indie o Editoriale? Quale soluzione è migliore per lettori e autori?

Immagine di copertina Thought Catalog su Unsplash

In un angolo abbiamo il mondo editoriale tradizionale, con un editore o produttore che seleziona un prodotto che può piacere e lo rende realtà. Lo “sfidante” è l’autore o autrice indipendenti, che hanno un’idea e vorrebbero farlo diventare realtà in modo indipendente.

Quale dei due è meglio? Può uno soppiantare l’altro?

La risposta, secondo me, è no.

Quindi partirei dal differenziare le due realtà.

L’editore è quell’impresa il cui il lavoro è quello di trovare un prodotto (“offerta”) che possa interessare il proprio pubblico (ovvero rispondere ad una “domanda”). Un editore si preoccupa della realizzazione di un prodotto, valutando quello che gli autori o autrici propongono, selezionando quello che potrebbe rispondere meglio alla propria esigenza, realizzarlo e commercializzarlo. Sebbene sia solo una analisi di massima (se voleste un approfondimento, fatecelo sapere), l’editore svolge queste attività:

  • fa “scouting” del prodotto
  • definisce se il “prodotto” si addice o meno al proprio pubblico (e lì piovono le famigerate “modifiche”)
  • verifica che il prodotto sia adatto al mercato (editing, errata corrige, ecc.)
  • provvede alla realizzazione del prodotto finito (stampa)
  • gestisce la sua logistica (magazzino, spedizioni)
  • gestisce tutto il marketing necessario per portare il prodotto sul mercato (pubblicità, eventi, negozi, e-commerce)
  • gestisce tutta la parte amministrativa (fisco, pagamenti, ecc.)
  • gestisce i rapporti con i clienti (il famoso “customer care”)
  • gestisce le controversie legate alla violazione del copyright e della pirateria

Tralasciando l’aspetto reputazione dell’editore (che vale per tutti), esistono imprese piccole e grandi, che possono avere un pubblico più o meno definito. Basti pensare, per esempio, a editori specializzati sul genere fantasy rispetto a quelli grandi che producono il prodotto generalista.

L’editore, per sua natura, tenderà a cercare di accontentare il proprio pubblico al fine di vendere quante più copie possibili, cosa che – ovviamente – va anche a favore dell’autore o autrice dell’opera, sebbene talvolta il prodotto possa deviare dalla sua idea originale per rispondere all’aspettativa del pubblico. In questo caso, le variazioni potrebbero essere così sostanziali da cambiare il messaggio originale, rendendo l’opera gradita al pubblico e di successo (o “best seller”) ma con un contenuto concettualmente sbagliato.

Se il prodotto ha successo, cosa che ci si augura sempre, vengono gestite le ristampe o i sequel (che – opinione personale – nel mondo cinematografico, per esempio, spesso potrebbero evitare di fare).

Ma le cose possono anche andare male, ed ecco che entra in ballo il concetto di “rischio d’impresa”: per un editore, acquisire un lavoro è ovviamente un rischio calcolato, le cose potrebbero non andare per il meglio. In quel caso, tuttavia, l’investimento è assorbito dall’editore che mette in conto un possibile “flop” del lavoro.

L’autore o autrice indipendenti, al contrario, hanno la facoltà di tenere fede al proprio ideale di progetto, trasmettendo esattamente il messaggio che vorrebbero trasmettere. Ritengo si possa tranquillamente dire che in un lavoro indie sia più facile trovare l’autore o autrice dell’opera rispetto ad un prodotto mainstream.

Il problema del mondo indie risiede nel fatto che chi vuole realizzare un lavoro indipendente deve sobbarcarsi tutto il lavoro dell’editore, con qualche differenza.

  • deve identificare l’audience o “domanda” per il proprio prodotto
  • deve predisporre i fondi per la realizzazione del progetto (per esempio, tramite campagne di crowdfunding)
  • dovrebbe coinvolgere qualcuno che si occupi della parte di revisione, editing, errata corrige, ecc
  • deve provvedere alla realizzazione del prodotto finito (stampa)
  • gestire la sua logistica (conservazione, spedizione)
  • gestire il marketing necessario per portare il prodotto sul mercato
  • gestire la parte amministrativa delle proprie attività
  • gestire i rapporti con i clienti
  • gestire i propri diritti e violazioni del copyright

L’impegno richiesto è mastodontico per un prodotto sicuramente diverso, richiede energie superiori alla media e, dal momento che il tempo a disposizione è finito (nel senso che è già finito e siamo già in ritardo praticamente sempre) riuscire a fare tutto ciò che serve per la realizzazione di un prodotto di qualsivoglia genere porta via tempo alla creazione di nuove idee.

Il grande vantaggio e punto di forza del mondo indie è quello della creatività vera.

Nel prodotto indipendente è possibile ritrovare un messaggio, un pezzo del cuore dell’artista che ha creato quel lavoro e quel messaggio spesso arriva nudo e crudo come dovrebbe essere. Può provocare una reazione negativa (della serie “ora do fuoco a quest’aberrazione”) oppure farti impazzire al punto di seguire l’autore o autrice nella speranza che arrivi presto una continuazione.

Un lavoro indipendente potrebbe persino essere un modo per qualcuno per esprimere il proprio pensiero o le proprie emozioni in un modo che non può essere espresso diversamente.

La capacità di scatenare emozioni è, del resto, alla base della creatività delle persone.

Gli strumenti messi a disposizione per i creativi per la realizzazione di prodotti negli ultimi 10 anni sono aumentati esponenzialmente. Come giustamente più persone mi hanno fatto notare, se non fosse stato per piattaforme come Instagram, Twitter o Facebook, ci sono talenti che non sarebbero mai emersi dalla massa.

In cambio di un pezzettino d’anima che hanno dovuto “cedere” alla piattaforma che offre loro visibilità.

Come tutte le cose, Internet è una medaglia con due facce.

Il lato chiaro di questa medaglia permette:

  • di dare visibilità al proprio talento
  • permette loro di crearsi la propria platea (chiamiamola fan-base, pubblico o clientela)
  • pubblicizzare il proprio lavoro tramite la propria community
  • realizzare prodotti a costi contenuti e in tirature limitate
  • creare store e-commerce per commercializzare i propri prodotti editoriali
  • proporre soluzioni per entrare in contatto con la propria community tramite Twitch o altri canali streaming
  • raccogliere fondi attraverso campagne di Crowdfunding per realizzare il proprio prodotto

Esiste tuttavia il lato tenebroso della medaglia che bisogna considerare:

  • persone malintenzionate che creano profili fake per “attirare” utenti su di sé
  • la community, quando cresce, attira troll o haters che potrebbero causare non pochi problemi
  • c’è sempre chi si approfitta del piccolo autore per creare prodotti commerciali che vende per i fatti suoi
  • le piattaforme possono decidere di togliere i contenuti degli autori o autrici per presunte (o confermate) violazioni di copyright, o sospendere completamente gli account

Purtroppo, sono cose che accadono con una costanza inquietante, e rischiano di cannibalizzare tanto la motivazione di chi crea contenuti di qualità, quanto il tempo e risorse (anche economiche) per la loro gestione.

Per sintetizzare, potremmo riassumere le differenze tra i due mondi con questo specchietto, in cui ho riassunto le varie fasi che mi sono venute in mente, indicando se l’autore o autrice debbano preoccuparsi delle varie fasi di gestione di un prodotto editoriale.

 

 

Autore Prodotto

Indie

Scouting prodotto

No

No

Valutazione del prodotto per il proprio pubblico

No

Raccolta fondi per la realizzazione

No

Richiede modifiche al prodotto

No

Controllo realizzazione e qualità

No

Stampa

No

Logistica (magazzino)

No

Spedizioni

No

Marketing (pubblicità, fiere, ecc.)

In parte

Amministrazione

No

Customer Care

No

Controversie Legali

Vedi note

Rendita per copia

Bassa

Elevata

Numero di copie

Elevato

Basso

 

Per quel che riguarda il Marketing, è chiaro che ogni autore o autrice vorrebbero vedere il proprio lavoro venduto più possibile, quindi anche un autore o autrice prodotti partecipano alla diffusione del marketing (pubblicità, ecc) attraverso i propri canali social.

Per quel che concerne le Controversie Legali, è chiaro che una parte di responsabilità ce l’ha anche l’Autore o Autrice, sebbene siano casi piuttosto rari. Per esempio, nei contratti editoriali si trova sempre una “liberatoria” che esonera, ovvero libera, l’editore da eventuali violazioni di diritto d’autore che possano apparire in un lavoro. Facendo un esempio, se qualcuno prende un personaggio protetto da diritto d’autore e lo inserisce nel proprio lavoro e la cosa dovesse emergere, in quel caso la responsabilità è lasciata all’autore o autrice che avrebbero dovuto assicurarsi che non accadesse.

Inevitabilmente, oltre alla soddisfazione personale, ci sono anche differenze in termini di rendita sul lavoro venduto.

In ambito editoriale, l’autore o autrice vengono compensati sotto forma di “royalty”, una piccola percentuale del prezzo di copertina per ogni copia venduta o stampata (a seconda del tipo di contratto firmato). Il vantaggio, naturalmente, è di non dover sopportare nessun costo aggiuntivo per le rimanenti attività.

Un progetto indipendente può percepire una rendita per copia maggiore (anche fino al 70% se pensiamo a Kindle Direct Publishing) tuttavia il numero di copie stampate o vendute potrebbe essere più basso rispetto ad una produzione editoriale.

 

E voi? Che prodotto preferite cercare o realizzare?

Fateci avere i vostri commenti e opinioni!

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